• Pensieri e Parole

    Un documentario sulle cose importanti

    Qualche sera fa mi sono imbattuto nel mio zapping su Netflix in un documentario: Minimalism: A Documentary About the Important Things. Colpito dalla breve descrizione della trama ho deciso di vederlo, e ne sono rimasto così colpito da scrivere questo post. Il documentario racconta la storia di due ragazzi Joshua Fields Millburn e Ryan Nicodemus, i quali decidono per motivi personali di passare ad uno stile di vita minimalista e di girare il mondo cercando di diffondere questo filosofia di vita. Generalmente sono sempre perplesso di fronte a questo tipo di scelte, spesso molto drastiche e vissute in modo ossessivo, maniacale, come se diventassero dei dogmi imprescindibili in cui credere. In questo caso invece non troverete nulla di tutto questo: il minimalismo viene semplicemente suggerito dagli autori del documentario, come un invito a riflettere sulle “important things” del titolo.   Ma che cos’è il Minimalismo?   A primo impatto potrebbe sembrare che uno stile di vita minimalista sia privarsi di tutto ciò che è superfluo e vivere con solo ciò che è necessario. Invece non è assolutamente questo il punto. Il messaggio di Millburn e Nicodemus è piuttosto: comprate solo quello che realmente vi piace e vi rende felici, non comprate qualcosa perché imposto dalla società in cui viviamo. Il tenore di vita medio nei Paesi Occidentali non è mai stato così alto come in questo periodo, eppure viviamo spesso questo senso di insoddisfazione e frustrazione, spesso legato a degli obiettivi materiali che ci poniamo. Siamo sempre alla ricerca dell’ultimo telefono, di un auto più grande, di quella borsa che non può mancare nel nostro guardaroba, abbiamo bisogno di comprare tutto questo.   Ma fino a quando? Quanto dura la felicità data da questi acquisti?   Tante volte è una felicità effimera, che ci da gioia in quel momento, ma che…

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    Un nostro problema

    Negli Stati uniti sono giorni esplosivi. Decine di migliaia di persone si sono riversate nelle piazze di almeno 48 città americane per protestare a seguito della morte di George Floyd, ucciso da un poliziotto la sera del 25 maggio a Minneapolis. Proteste per lo più pacifiche, ma in piccola parte sfociate in vere e proprie rivolte, tanto che in molte città è stato imposto il coprifuoco. Il video dell’arresto di George Floyd è facilmente reperibile online e non può e non deve lasciarci indifferenti. Se pensiamo non ci riguardi, solo perché è successo a migliaia di chilometri da noi, siamo sulla strada sbagliata. Ma non basta semplicemente indignarsi. Questo deve essere solo l’inizio, deve smuovere qualcosa dentro di noi, e metterci in condizione di fare qualcosa per cambiare radicalmente la nostra mentalità. George Floyd è stato ucciso durante il suo arresto, esclusivamente per “colpa” del colore della sua pelle.   Un angelo cade La sera del 26 febbraio 2012, Trayvon Martin, un ragazzo di 17 anni disarmato e con un felpa con cappuccio fu ucciso da un vigilante volontario delle ronde di quartiere, mentre camminava portando con se una bibita e un pacchetto di caramelle. Fu ritenuto “un tipo che si aggirava con fare sospetto” e ucciso con due colpi di pistola. Era afro americano.   “Shots were fired on the street By the church where we used to meet Angel down, angel down But the people just stood around” Angel Down, Lady Gaga   “Hanno sparato dei colpi sulla strada accanto alla chiesa dove ci trovavamo Un angelo cade, un angelo cade ma la gente non fa che fermarsi a guardare.”   Agire Ma come ho già detto, non serve più solamente indignarsi. Martedì tantissime persone sui social hanno pubblicato un foto completamente nera con l’hashtag #blackouttuesday, un invito…

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    E i bambini?

    Il 4 maggio, se tutto procede per il meglio, l’Italia ripartirà. Terminerà finalmente il lockdown, che ci ha costretti a casa per settimane. Le aziende produttive (per lo meno quelle che non lo avevano già fatto) riprenderanno la produzione, bar e ristoranti riapriranno, così come i negozi. Probabilmente anche il mondo del calcio ripartirà, dato che si sta in tutti i modi cercando di portare al termine la stagione. Sono d’accordo con queste scelte, non credo si possa proseguire per sempre con le attuali restrizioni e dobbiamo cercare di ripartire, per la nostra sopravvivenza economica e sociale. Quindi ben vengano indicazioni su come ripartire e quali protocolli seguire per poterlo fare in sicurezza, senza rischiare di vanificare tutto ciò che abbiamo fatto fino ad ora. In tutto questo però non ho mai letto sui giornali o sentito delle dichiarazione da parte delle istituzioni un piano per far ripartire la scuola. Sembra dato per assodato ormai che l’anno scolastico termina qui e arrivederci (forse) a settembre. Già questo fa capire quale importanza viene data all’istruzione nel nostro paese, settore fra l’altro tra i più “tagliati” in ogni manovra finanziaria. Mi sono allora chiesto due cose. La prima è come mai in altri paesi d’Europa si sono studiate e credo trovate delle misure per permettere la riapertura delle scuole. Con questo non voglio dire che sia giusto riaprire, non ho le competenze per farlo, ma mi aspetto, anzi pretendo che chi ci guida metta sulla stessa bilancia economia e istruzione. Mi aspetto che spieghi perché non si può riaprire e sopratutto cosa aveva pensato per poterlo fare e non la ha reso possibile. Mi aspetto che in tutta questa situazione vengano presi in considerazione i nostri figli. Abbiamo chiesto loro dei sacrifici enormi e li abbiamo privati del diritto di istruzione e…

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    Evviva le maestre!

    Viva le maestre! Qual è il primo pensiero che avete fatto leggendo questa frase? Pensate sia un matto oppure siete d’accordo con me? Mi spiego meglio. Da diversi anni ormai abbiamo iniziato a frequentare la Scuola. Non intendo la nostra scuola in particolare, ma quel microcosmo che è il mondo dell’Istruzione, che accompagnerà i nostri bimbi in tutta la loro infanzia, poi l’adolescenza, fino a condurli nel mondo del lavoro. Leggendo queste poche righe si può capire, che ruolo e importanza fondamentale abbia nella crescita dei nostri figli e di conseguenza nelle nostre vite. Quindi dopo qualche anno, dato che sia Achille che Augusto hanno cominciato sin dall’asilo nido, mi sono fatto un’idea ben chiara di cosa non possa mancare nel rapporto fra genitori ed educatori. La fiducia. Una fiducia totale nelle persone a cui ogni mattina affiderete i vostri bambini è, a parer mio, il segreto perché sia voi che i vostri figli viviate al meglio questo rapporto e tutto ciò che ne consegue. Fidarvi dei metodi educativi che vi vengono proposti e delle attività che vengono svolte, perché dovete sempre tenere a mente che vengono fatte esclusivamente per i nostri bambini. Troppe volte sento genitori lamentarsi per motivi futili, pensando unicamente al proprio figlio, senza pensare che la classe è fatta da molti bimbi, di caratteri e personalità diverse, e che le educatrici sono lì per aiutare tutti loro nella loro crescita. Può succedere che Augusto giocando, spericolato com’è, cada. Oppure che venga morso da un compagno, che avrà avuto le sue buone ragioni. Quale colpa hanno la maestre in questi casi? A parer mio nessuna. Ci sono alcune cose che non possono essere controllate, né a scuola né soprattutto a casa, non potete prendere al volo un bimbo mentre sta cadendo né impedire che si avvicini ad…

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    Essere genitori

    Questa sera è successa una cosa che mi ha molto rattristato e al contempo fatto riflettere. Dopo cena, la mamma è fuori, sono solo con i bimbi. Abbiamo mangiato e appena finiscono hanno l’abitudine di giocare in soggiorno. E’ un bel momento: hanno iniziato da qualche mese a giocare assieme, Augusto finalmente può interagire con suo fratello maggiore, e Achille può dargli delle piccole istruzioni e compiti. Chiaramente, in questo modo sono iniziati i primi litigi: vogliono lo stesso gioco, “lottano” e così via, quindi puntualmente qualcuno finisce per piangere, ma tutto nella norma. Stasera però, Achille ha tirato un orecchio a suo fratello e ho alzato la voce per rimproverarlo. Di tutta risposta ho ricevuto una pernacchia, così mi sono alzato in piedi per dirgli che non si fa: ho fatto un movimento brusco e senza neppure avvicinarmi l’ho spaventato. Mi sono sentito terribilmente in colpa, mi sono reso conto che ha preso paura, così subito l’ho preso in braccio per tranquillizzarlo. E allora ho pensato. Ho pensato che non è giusto perdere la pazienza con i bimbi, solo perché abbiamo avuto una lunga giornata a lavoro. Ho pensato che non dovremmo mai dirgli che siamo troppo stanchi per leggergli una storia. Oppure che non abbiamo il tempo di giocare con le costruzioni. Non siamo mai troppo vestiti bene per buttarsi per terra insieme a loro. Non ci saranno mai abbastanza piatti sporchi da lavare per non colorare con loro. Proprio quando ci sembra di non avere più un briciolo di pazienza, quando siamo a fine giornata e sentiamo che abbiamo finito le energie, spremuti dagli impegni quotidiani, quando il quel momento i nostri bambini con i loro capricci non ci stanno che chiedendo un po’ di attenzione. Proprio in quel momento dobbiamo pensare che noi genitori siamo responsabili della loro crescita…